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Storia dell’elefante nel paese dei ciechi

OK, questa storia non è sudamericana, però è la seconda volta in poco tempo che entra nella mia vita e credo sia perché vuole essere raccontata.

Un giorno nel paese dei ciechi – dove tutti sono ciechi ma nessuno sa di esserlo – arrivò un elefante: nulla del genere era mai passato di lì.
elefante nel paese dei ciechi
I più eruditi del villaggio vennero chiamati per cercare di capire di che si trattava:
“Un elefante è una colonna gigante” disse uno che si era avvicinato a una gamba dell’animale.
“Un elefante è un enorme ventaglio” proclamò quello che si era accostato all’orecchia.
“Mi spiace dover contraddire i miei stimati colleghi, ma un elefante è chiaramente una grossa corda” dichiarò quello che aveva toccato la proboscide.
“Eh no, con tutto il dovuto rispetto…”. La discussione si fece sempre più animata. La gente si schierò con l’uno o coll’altro erudito, cominciò a fare il tifo e a vociare; qualcuno viene alle mani.

A quel punto, giunse in paese uno che ci vedeva e volle sapere il perché di tutto quel trambusto. Quando glielo dissero, si mise a ridere e spiegò a tutti che cos’è un elefante: un elefante è un animale alto come due uomini e lungo come quattro, con un naso lunghissimo prensile, orecchie grandi come lenzuola e gambe tanto grosse che un uomo solo non ce la fa ad abbracciarle. A quel punto furono i ciechi a mettersi a ridere, ma, al rendersi conto che diceva sul serio, lo presero per pazzo e lo cacciarono dal paese.

E ora sono ancora là a discutere su cos’è un elefante.

Baby-elephant-playing-in-the-beach-for-the-first-time 2

 

Storie di alpaca clonati (seconda parte)

Ok, la storia mi è stata raccontata da W. più o meno così: cima delle Ande peruviane; vento che soffia, perché non ci sono alberi a fermarlo. I ponchos colorati dei contadini spiccano sul marrone dei campi. Qui crescono solo patate piccolissime e brutte, per viababy alpaca dell’altitudine e dell’aridità: però si dice che una sola di esse abbia il potere nutritivo di 10 patate di città.

Siccome la terra non produce quasi niente, la principale forma di sostentamento è la pastorizia. A queste altitudini vivono bene solo lama, alpaca e vigogne, 3 lontani discendenti dello stesso animale da cui si sono evoluti i cammelli. (Che animale incredibile il protocammello. Chissà se qualche leggenda spiega cos’ha fatto di male perché i suoi discendenti vivano nei posti più inospitali della terra).

A varie ore, forse giorni, di distanza dal primo paese di più di cento abitanti, isolata fra le vette, c’è una modernissima fattoria/laboratorio specializzata nella clonazione dell’alpaca. Tanto moderna ed all’avanguardia che la nostra guida turistica W. vi ha portato in visita degli scienziati australiani, venuti per imparare, non per insegnare.

La lana dell’alpaca è fra le più pregiate al mondo. Uno dei motivi per cui un maglione di questo materiale è così caro èalpaca tosati che le alpaca fanno solo un figlio all’all’anno, oltre a vivere in cima ai monti dall’altra parte del mondo. Un altro fattore è che il vello è morbido fino al 4°-5° anno di vita dell’animale, poi diventa ruvido, quindi la produzione per capo è limitatissima. Fra l’altro la lana più pregiata è quella dei cuccioli, i baby alpaca.

Ok, e qui c’è un salto nel tempo, una di quelle cose per cui si dice “Sudamerica, terra di contrasti”.

Mentre le famiglie dei dintorni si considerano ricche se possiedono uno o due alpaca – e festeggiano se le femmine partoriscono un cucciolo sano una volta all’anno – nel laboratorio visitato da W. si prendono gli ovuli delle alpaca più morbide e li si clona. Da un singolo ovulo si ricavano fino a 38 embrioni: la stessa alpaca che farebbe un sofficissimo cucciolo una volta all’anno, ne produce 38 a botta (e senza botta); in una vita ne produce centinaia, tutti sofficissimi ed esattamente uguali a lei.

Uno degli svantaggi della clonbaby-blanket-alpaca-woolazione è che gli animali clonati hanno una vita molto breve, ma in questo caso non è importante, siccome comunque la lana degli animali di più di 5 anni non si usa.

Strana storia eh? L’ho cercata su internet, ma non ne ho trovato traccia, però ci sono articoli di 4 anni fa che parlano degli studi in corso: http://peru21.pe/noticia/61922/cientificos-buscan-clonar-primera-alpaca-peruana “gli scienziati cercano di clonare il primo alpaca peruviano”, titolo che farebbe pensare che la clonazione degli alpaca fosse già diffusa da altre parti.

W. mi ha raccontato anche che, per aiutare le comunità dei dintorni, di tanto in tanto dal laboratorio fanno uscire uno dei migliori maschi e lo lascino scorrazzare fra le greggi dei dintorni, a caccia di alpachesse, per migliorarne la razza. Generosi no?

Strana storia… opinioni?

Se volete leggere la prima parte:http://feliciblog.felicitours.com/storie-di-alpaca-clonati-e-di-adolescenti-con-le-rughe/

 

Storie di alpaca clonati e di adolescenti con le rughe

Questa storia è un po’ lunga. Gli alpaca clonati arrivano alla fine.

Un mesetto fa stavo parlando con W., ufoto di D. Bubbico per blogna delle guide turistiche di Felicitours a Cusco, capitale inca delle Ande. W. era appena tornato da un tour con dei clienti australiani in parti veramente remote del Perù: villaggi fuori dal circuito turistico, a più di 4000 metri di altezza, dove il sole è talmente vicino, e picchia tanto forte, che gli adolescenti hanno già le rughe. Dove la luce elettrica non è mai arrivata e chissà se mai arriverà e dove solo una minoranza di bambini va a scuola, ogni tanto, dopo aver lavorato tutto il giorno; camminando chilometri nel fango e nel freddo per arrivarci. Sì, perché di giorno il sole è cocente, ma appena fa buio la temperatura scende vicino allo zero. In questi posti dimenticati da Dio e dal governo centrale poche scuole sgarrupate servono vari villaggi, spesso molto lontani fra loro, funzionando soprattutto la sera: quasi nessuna famiglia è disposta a rinunciare a due braccia di giorno. La vita scorre uguale dai tempi degli Inca e la scuola non è mai servita a molto.

W. si trovava a passare per queste terre con un gruppetto di australiani, esoticissimi per i locali, molti dei Lama che sbadigliaquali non avevano mai visto un biondo in vita loro. Vi è mai capitato di essere il primo biondo visto da un bambino in un paese dove tutti hanno i capelli neri? Avete presente la sua sorpresa, quanto allarga gli occhi? No? Immaginatevi un bambino che vede il mare per la prima volta.

Il gruppo si trovava sulla cima della cordigliera perché c’era stato mandato da una multinazionale australiana e i passeggeri non erano turisti, ma scienziati esperti in clonazione (!) e qui comincia una storia di laboratori nascosti sulle Ande e di alpaca clonati degna di Michael Crichton.

(Continua qui: http://feliciblog.felicitours.com/storie-di-alpaca-clonati-seconda-parte/  )

Storie di rane frullate e di rane che hanno talent

(Attenzione! Storia un po’ impressionante e non adatta ai bambini).

Per trovare la rana Masucco di rana 2x (vedi post precedente http://feliciblog.felicitours.com/storie-di-rane-che-cantano/), quelli dell’agenzia pubblicitaria si sono rivolti ad un’associazione ecologista che protegge le rane peruviane. Hanno fatto un sacco di foto a un sacco di rane, le hanno mostrate al committente, ma nessuna è piaciuta. Dopo un po’ di incertezza su dove cercare un batrace che avesse quel non so che… (mi immagino i provini come quelli di X Factor con una giudice di rane che dice “E’ intonata… ma non mi arriva niente”), quelli della produzione si son ricordati del mercato delle streghe succo di rana 3(c’è davvero! E’ un posto dove vendono prodotti per gli sciamani. Purtroppo è in un quartiere pericoloso di Lima dove gli stranieri non sono benvenuti). Nel mercato delle streghe ci sono bancarelle su bancarelle piene di rane, ingrediente principale del “jugo de rana” (succo di rana), una bevanda “rinvigorente e afrodisiaca “ (sic), un viagra dei poveri e dei non impressionabili, fatto frullando le rane intere e VIVE!!! La rana della reclam viene da lì. Insomma, se non fosse stata fotogenica e intonata… se non avesse avuto quel “X Factor” che fa la differenza, la rana Max avrebbe fatto una fine da film dell’orrore.

Ps. Dopo lo spot la rana è stata affidata all’associazione ecologista… non l’hanno riportata al mercato.

Storie di rane che cantano

In un paese dove ci sono ancora più analfabeti che laureati (parlo del Perù, non è una descrizione ironica dell’Italia), questi ultimi trovano più facilmente lavori interessanti.la rana che canta

Il mio amico M.F. s’è laureato in Scienze della Comunicazione a Lima, in un università privata. Sua mamma, architetto, per pagargli gli studi era immigrata negli USA, dove i primi tempi ha fatto la donna delle pulizie e poi è riuscita a lavorare nel suo campo.

M.F. ora ha 30 anni e lavora nell’agenzia pubblicitaria più importante del paese. I suoi vicini di scrivania hanno vinto un Leone d’Oro al festival della pubblicità di Cannes. Lui ancora no, però ha creato uno degli spot più popolari del Perù. Da Felicitours gli abbiamo fatto da consulenti per l’italiano: https://www.youtube.com/watch?v=z9bs74mCCg8

Io vedo il Perù come una rana che canta: sono contenta di saperla ascoltare e so che sta diventando un principe.

 

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Storie di cactus, sciamane e israliani russi

All’inizio della cerimonia dSan Pedro Cactus e Fioreel San Pedro ci si siede tutti in cerchio, ci si presenta e si dichiara il proprio intento. Dicono che se uno non ha un intento chiaro la bevanda non fa effetto.

C’era un ragazzo russo o israeliano (o greco? Non son riuscita a riconoscere l’accento) che ha detto che il suo intento era “ritrovare la capacità di agire”. Credo fosse infermiere o facesse qualche altro tipo di lavoro di aassistenza a gente in difficoltà, ma un anno fa “ha fatto un grave errore” e da allora la paura gli impedisce di prendere l’iniziativa, dubita di ogni sua scelta e non riesce più a rendersi utile. Dopo la cerimonia non l’ho più visto. Se veramente un succo di cactus può far guarire una cosa del genere… cappero, mettiamolo nell’acquedotto! (Disclaimer: personalmente non mi sembra probabile, però glielo auguro tantissimo!).

C’era anche un dottore di Boston che voleva “superare il blocco che gli impedisce di sviluppare appieno il suo potenziale umano”. Il tipo ha un Phd, un sacco di clienti e ha scritto due libri di grande successo. Se, invece che alla pianta, lo chiedeva a me, gli dicevo di star contento così…

Storie di cactus e sciamane

L’altra settimana ho partecipato a una cerimonia di San Pedro. Si tratta di una pianta sacra, un cactus, usato nelle Ande per curare l’anima e il corpo. Dicono che quando lo provi ti guida, ti fa intuire cose che non sai e che se gli fai domande ti risponde. Dicono che è una cosa tranquilla, che non fa vomitare e non fa avere visioni, contrariamente all’Ayahuasca (altra pianta “magica” della zona, molto più forte). Io comunque ho vomitato e ho avuto visioni…. ho cercato di spiegare alla sciamana che noi triestini siamo sempre un po’ diversi dagli altri (dovrà abituarsi siccome gliene arriveranno gruppi!).

Lì si crede che il cactus sacro possa curare qualsiasi cosa, dal mal d’amore al cancro… A me ha curato il mal d’amore. San Pedro Cactus

Feliciblog di Italiani in Perù

Ciao, scopo di questo blog è raccontare un po’ di esperienze buffe, commoventi e (a volte) istruttive , che capitano nella vita quotidiana dei dipendenti di Felicitours e dei loro amici. Sono soprattutto storie di Italiani che vivono in Perù, ma non solo. Speriamo vi facciano innamorare del nostro paese d’adozione e vi convincano a venirci…machu-picchu 2